Mercato, battuta d'arresto a febbraio

L'effetto elezioni si fa sentire sul mercato auto: a febbraio sono state immatricolate in Italia 181.734 vetture, l'1,42 per cento in flessione rispetto allo stesso mese dell'anno prima. Va anche detto che c'è stato un giorno lavorato in meno, che vale circa il 4,5 per cento, e quindi il risultato è in linea con quello di gennaio che si è chiuso con un incremento su gennaio 2017 del 3,36 per cento.

Il Centro Studi Promotor rileva comunque una tendenza alla frenata, rispetto al trend positivo che ha caratterizzato il mercato per tutto il 2017, riconducibile a tre fattori: la decisione di alcune Case di non fare ricorso ai chilometri zero; il normale rallentamento dopo tre anni di crescita consistente (del 16 per cento sia nel 2015 che nel 2016 e dell'8 nel 2017), anche nel quadro di una prosecuzione del recupero delle vendite fino al livello fisiologico di 2.200.000 immatricolazioni atteso per l'anno prossimo.

Il terzo fattore è quello cui si accennava in apertura: 'l'effetto elezioni' che, da sempre, nel nostro Paese inibisce l'acquisto di beni di consumo durevoli. Dall'inchiesta congiunturale condotta dal Centro Studi Promotor a fine febbraio emerge infatti che il principale ostacolo alle vendite percepito oggi dai concessionari è proprio la situazione politica. Non giovano alla domanda nemmeno dichiarazioni estemporanee su possibili blocchi del traffico per determinati tipi di autovetture, anche se nel febbraio scorso la quota del diesel sulle immatricolazioni è ancora aumentata, passando dal 55,2 per cento di gennaio al 56,3.

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