Fedeltà al brand? Solo a parole

Fedeli a parole, fedifraghi nei fatti. Secondo il rapporto annuale Findomestic, stilato sulla base di 10.600 interviste ad automobilisti di 15 Paesi di 4 continenti, la propensione a riacquistare un'auto della stessa marca di quella che si va a pensionare non regge alla prova del mercato. In Italia la fedeltà dichiarata è pari all'80 per cento, in linea con Germania (81), Polonia (83), Messico e Sudafrica (82 per cento), ma decisamente al di sotto del 98 per cento di affezione al brand che si raggiunge in Cina e lontana dal 90 del Portogallo.

In realtà le cose stanno diversamente, visto che in media soltanto il 34 per cento degli intervistati ha davvero comprato un veicolo della stessa marca. In Italia questo valore scende addirittura al 26, più o meno quanto rilevato in Polonia, Spagna e Portogallo che sono i mercati con il più alto numero di 'infedeli'. Anche i cinesi si lasciano sedurre da altre marche: dal 98 dichiarato al 34 acquistato. Più coerenti i giapponesi, il cui grado di affezione al marchio vede solo otto punti di divario tra quello che dicono e quello che fanno (da 58 a 50).

Ma perché si tradisce? Tra le ragioni elencate da Findomestic c'è la presenza nei mercati di gamme sempre più ampie, di restyling sempre più frequenti e di innovazioni tecnologiche sempre diverse. Risulta dunque difficile restare fedeli in questo contesto per il 26 per cento degli intervistati dei 15 Paesi oggetto di studio (il 24 in Italia), che ammettono chiaramente di subire il fascino degli altri marchi, mentre un 23 per cento (il 33 in Italia) rivela di essere curioso di cambiare.

Anche la convenienza economica costituisce uno stimolo a preferire un altro brand per il 23 per cento dei 10.600 automobilisti, così come forme di utilizzo dell'auto quali il noleggio, il car sharing, il car pooling, giocano un ruolo importante nel far conoscere nuovi modelli e marche e permettere un'esperienza diretta che può influenzare la propria scelta di acquisto nel 52 per cento dei casi (il 45 in Italia).

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