Ricambi online senza fattura,
livornese nei guai con il fisco

Dopo i maxi sequestri di ricambi contraffatti, l'ultimo in ordine di tempo quello compiuto dalla Guardia di Finanza di Torino per un valore di un milione e mezzo di euro, un altro tipo di frode finisce agli onori della cronaca e ha per tema le truffe via web.

Dal pomello in radica di noce del cambio al subwoofer sotto il sedile, dalle minigonne e alettoni posteriori all'allargamento dei parafanghi, dall'oscuramento dei cristalli e sostituzione dei gruppi ottici alla rimappatura della centralina elettronica... Sono gli accessori, e i servizi annessi, venduti online da un imprenditore livornese senza emettere fatture né scontrini o ricevute fiscali.

L'attività illecita, che gli ha permesso di incassare 400mila euro senza dichiararli al fisco, non è però passata inosservata alla Guardia di Finanza, insospettita dall'alto numero di versamenti, fatti dai suoi clienti su carte di credito ricaricabili, intestate al 33enne e alla moglie. Il controllo mirato ha permesso di accertare che tra il 2016 e il 2018 sono state evase Irpef, Irap e Iva per complessivi 200mila euro.

Passando al setaccio i conti e le posizioni bancarie dell'imprenditore e del coniuge, gli investigatori del nucleo di Polizia Economico-Finanziaria hanno scoperto che la metà delle vendite non veniva fatturata e, non apparendo nella contabilità ufficiale, non veniva dichiarata. Le ricariche sulle Postepay si riferivano ai pagamenti fatti dagli acquirenti dei ricambi e degli accessori di auto e moto messi in vendita dall'imprenditore attraverso il suo sito Internet, noto tra gli appassionati di tuning a 2 e 4 ruote.

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