Roberto Baldinelli (Peragnoli-Scar),
"Con il Cdrt c'è grande affiatamento"

È detta anche Isola Rossa, ma è la prima volta che un 'asconauta' di ritorno dal Madagascar racconta di essere stato "colpito dalla terra rossa dell'Africa". Lo ha fatto Roberto Baldinelli, responsabile magazzino della sede fiorentina di Peragnoli-Scar, in vacanza premio con il Cdrt.

Vacanza più che viaggio?
Una vacanza premio in cui ho avuto la fortuna di ritrovare clienti amici; ci si conosce, è stato piacevole, si è parlato anche di lavoro ma pochissimo, e le cose che sono venute fuori sono servite più che altro a rinsaldare i rapporti.
Il Madagascar è stato tanto sole, una bella abbronzatura, un mondo completamente diverso dal nostro dove ti bastava uscire dalla 'doratura' del villaggio per farti apprezzare la realtà in cui vivi. Che cosa mi ha colpito in assoluto? La terra rossa dell'Africa.

Al suo rientro in Italia, la 'sua' Peragnoli-Scar. Trent'anni e più di attività sono indicativi dello stato di salute?
La concessionaria sta bene, i volumi - pur tra alti e bassi - sono stabili. Al momento archiviamo gli ultimi tre trimestri tutti buoni, tutti positivi.
L'organico è di circa 35 persone distribuite nelle due sedi di Firenze ed Empoli, una metà in area post vendita. I magazzini sono due per un totale di duemila referenze, io rispondo per il magazzino di Firenze.

Peragnoli-Scar è una delle otto concessionarie che hanno fondato il Cdrt. Ha visto lontano...
Quando io sono entrato in Peragnoli-Scar, quindici anni fa, il consorzio era già avviato. Offre un buon servizio all'autoriparatore cliente e noi lavoriamo bene insieme, c'è grande affiatamento. Se nasce un problema si risolve, criticità non ne vedo. Il Cdrt dà un aiuto fondamentale per il servizio di riscossione, si contano sulla punta delle dita di una mano i casi in cui abbiamo dovuto intervenire direttamente come concessionaria; ci pensano i promoter a sistemare tutto. Idem per un disguido logistico, magari una destinazione sbagliata o un codice cliente diverso; i ragazzi del consorzio sono predisposti a risolvere il problema.

Volvo è marchio premium, come riuscite a fare presa sul riparatore indipendente?
Dando un servizio a tutto tondo: l'autoriparatore ormai è evoluto e dotato delle necessarie attrezzature, ma se deve risolvere un problema di natura tecnica gli passi il meccanico.
Abbiamo attivato un canale riservato: se mi contatta un cliente che ha preso un tagliando completo, per fare un esempio, ha una priorità rispetto ad altri. Ma aiuto anche il cliente che ha comprato l'originale Volvo perché non è riuscito a trovare un ricambio di concorrenza. Cerchiamo di lavorare con tutti, in un'ottica di dare-avere.
Il nostro è un marchio di nicchia e più si allunga il raggio d'azione e meno è probabile che l'autoriparatore acquisti in concessionaria. Grazie al Cdrt c'è un incremento di adesioni alla rete, ma per noi sono soprattutto clienti potenziali. Lo zoccolo duro è a Firenze e Prato.

Come ordinano i ricambi?
In tutti i modi: telefono, mail, ARiA, App A-Service, WhatsApp... In generale fanno prima ad alzare il telefono, tanto più che noi rispondiamo in uno o due squilli, non lasciamo decantare la telefonata. C'è ancora chi fa chiamare dal promoter, e meno male che sono tutti ragazzi del settore, competenti. Integra/ARiA sta prendendo piede, c'è soprattutto uno scambio di informazioni, ma c'è ancora da lavorarci. Per la App vedo bene le nuove generazioni: proprio l'altro giorno, con un figlio di un carrozziere, in cinque minuti abbiamo fatto tutto.

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